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Scheda Casuale
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Home Articoli I platy, piccoli pesci che danno grandi soddisfazioni
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Lo Xiphophorus maculatus, meglio conosciuto come platy, è uno dei pesci più comuni ed allevati in acquariofilia...

Lo Xiphophorus maculatus, meglio conosciuto come platy, è uno dei pesci più comuni ed allevati in acquariofilia, spesso è consigliato ai neofiti che si cimentano con il loro primo acquario d’acqua dolce. Il platy è infatti facilissimo da allevare, ha davvero poche pretese in fatto di spazio, è estremamente adattabile, ripaga l’osservatore con livree stupende e comportamenti interessantissimi da osservare.

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Appartenente alla famiglia dei Poeciliidae, il platy è originario dell’America Centrale, il suo areale di distribuzione va infatti dal Messico al Belize, dove abita acque prevalentemente calme e ricche di vegetazione sommersa e galleggiante, che offre ottimi ripari. In natura si nutre di insetti e microfauna acquatica, ma non disdegna le alghe, che rappresentano una parte importante della sua dieta. Allo stato selvatico questo pesce dal corpo massiccio e con la bocca rivolta in alto (per meglio cacciare gli insetti a pelo d’acqua) ha una colorazione poco appariscente, soprattutto se confrontata con le varietà cromatiche che si selezionano per l’allevamento. Il dimorfismo sessuale è, come per tutti i poecilidi, molto evidente, il maschio oltre ad essere più snello e piccolo (4 cm) rispetto alla femmina (5-6cm) presenta un gonopodio in vece della pinna anale. La durata media della vita di questi pesci va dai 2 ai 3 anni.
Le varietà di platy allevate per l’acquariofilia presentano, come già accennato, colorazioni disparate e molto appariscenti e brillanti. Le varietà più conosciute ed allevate sono sicuramente i platy corallo (interamente rossi), variati (con colorazione varia di base e macchie nere), high fin (la caratteristica di questa varietà è una pinna dorsale molto sviluppata), tuxedo (colorazione laterale nera o verde metallizzata), wagtail (con pinne nere) e Micky mouse (questa varietà presenta due macchie nere piccole ed una macchia nera più grande in prossimità della coda). Ovviamente le varietà possono incrociarsi tra loro e generare esemplari sempre diversi, ma tutti bellissimi.

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In acquario possiamo ospitare questo pesce in vasche di almeno una trentina di litri. Essendo animali di branco, dovrebbero essere inseriti almeno in 5 esemplari, di cui la maggioranza femmine (il rapporto ideale sarebbe di 1 maschio ogni 2-3 femmine). I maschi infatti potrebbero stressare letteralmente “a morte” le femmine per accoppiarsi.
La temperatura media consigliata è di 24°. Il range tollerato va dai 18° ai 30°. Nel mio acquario simulo il ciclo stagionale passando gradualmente dai 18-19° in inverno ai 25-26° d’estate, con il risultato di avere ancora con me, dopo più di 3 anni, i miei esemplari (in quanto il metabolismo dei platy subisce le stesse variazioni che subirebbe in natura).
I platy si adattano inoltre a PH molto vari, ma preferiscono acque mediamente dure, in genere si consiglia un PH almeno di 7,0, per poi salire fino a PH 7,8. Nella mia vasca il PH è 7,6, in quanto uso semplice acqua di rubinetto fatta decantare.
È consigliabile ridurre al minimo il movimento dell’acqua, il platy predilige infatti acque non troppo mosse o addirittura ferme.
Generalmente questi pesci occupano la parte centrale dell’acquario, ma spesso la sera è possibile vederli dormire a pelo d’acqua. Molto pacifici e di branco, i platy sono per antonomasia i pesci per l’acquario di comunità, in quanto convivono senza problemi con i possibili altri inquilini e possono anche incrociarsi con altri poecilidi (ad esempio con i portaspada).

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L’allestimento della vasca dovrebbe prevedere almeno qualche pianta, i platy si sentono a proprio agio con una vegetazione fitta, che possa offrire cibo e nascondigli. Piante di facile gestione come bacopa, cabomba, vallisneria, egeria densa, o anche le classiche anubias e microsorum saranno molto apprezzate, così come tutte le piante del genere   cryptocoryne ed echinodorus. Consiglio di fornire vegetazione più densa nel caso in cui i platy siano ospitati in acquari con altre specie di pesci, in maniera tale da offrire tutti i nascondigli e le zone di riposo possibili. Piante galleggianti (lemna, salvinia, ed anche hydrocotyle) saranno molto apprezzate, soprattutto se ci capiterà di avere avannotti.
Per quel che riguarda il cibo, il platy accetta di tutto: mangerà le alghe presenti in vasca, si nutrirà tranquillamente di micorfauna (nel caso di acquari ben avviati e maturi) ed accetta una grande varietà di cibi, dal secco (mangime in scaglie, granuli ed anche a base di spirulina) al vivo o congelato (eventuali insetti che si posano sulla superficie dell’acqua, chironomus, ecc.).

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Non ci si può esimere, nel caso dei platy così come per tutti i poecilidi, di parlare della riproduzione, evento frequentissimo (non a caso spesso si parla di “pesce milione”). Questi animali sono in grado di figliare quasi ogni mese (la gestazione infatti dura 30 giorni), e di generare un numero considerevole di avannotti (tra i 15 ed i 20 come minimo). Il platy è viviparo, e quindi partorisce esemplari già completamente formati ed autonomi. Questi possono essere alimentati tranquillamente con un qualsiasi mangime secco per avannotti o mangime comune sbriciolato, e si ciberanno anche di ciò che troveranno in vasca. I genitori non prestano cure parentali ed anzi tenderanno a predare i loro piccoli, quindi se si intende salvare tutti i nuovi nati, sarà necessario dotarsi di una sala parto o meglio spostarli in una vasca solo per loro. Tuttavia ho potuto notare che i piccoli che vengono lasciati nella vasca comune (a patto ovviamente di avere molte piante come nascondiglio), tendono a crescere più sani e colorati, anche se, ovviamente, in minor numero.

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In base alla mia esperienza con questi piccoli pesci, posso asserire che i platy sono adatti non solo all’acquario del neofita, ma rappresentano anche un’ottima scelta se intendiamo allestire un acquario olandese o di comunità. Inoltre non escluderei la possibilità di inserire gruppi nutriti di questi poecilidi in acquari anche di oltre 100 litri, magari assieme a qualche altro pesce più “scenografico”. Lo spettacolo offerto da un branco nutrito e vario di platy è infatti magnifico.

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Lucio Nicola Fiore

 
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