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Home Articoli Allevamento Moenkhausia Sanctaefilomenae,hyphessobrycon Callistus,pterophyllum Scalare
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Far convivre specie differenti in acquario non è mai una cosa scontata o così semplice...ecco l'esperienza di Claudia con i suoi amici pinnuti...

 

 

 

Da qualche mese allevo con successo e molta soddisfazione un’esemplare di scalare ancora piccolo, di circa due centimetri, un gruppo di cinque moenkhausia sanctaefilomenae e un branco di cinque hyphessobrycon callistus detti comunemente tetra serpae.
Capire quale pesce inserire con uno scalare non è cosa semplice, lo scalare è noto per essere territoriale e aggressivo con i pesci molto piccoli o che presentano la caratteristica della coda a velo, (neon, neon cardinali, guppy, platy, velifera, portaspada ecc…), quindi è necessario decidere con estrema attenzione i suoi compagni di vasca.
Alcuni allevatori sostengono che se lo scalare viene introdotto in vasca da piccolo magari non dandogli troppo tempo per ambientarsi, e quindi di diventare territoriale, si possa tenere in vasca anche con neon e altri pesci con cui normalmente la convivenza è estremamente dannosa, personalmente però preferisco ricreare condizioni pacifiche e meno stressanti per tutti i pesci.
La mia scelta è ricaduta su questi tipi di pesci, che vedremo meglio in dettaglio, perché ognuno di loro ha delle caratteristiche che non creano problemi alla convivenza in vasca con il nostro pterophyllum, sono entrambi pacifici e non troppo piccoli per cui si esclude che possano diventare preda dello scalare adulto. Vediamoli singolarmente nello specifico.
Il moenkhausia sanctaefilomenae, membro della famiglia dei caracidi, è un piccolo pesce sudamericano (Brasile, Paraguay, Argentina) di circa 5/7 centimetri,  che vive in branco. La sua forma è allungata e schiacciata ai fianchi, la sua caratteristica principale è il rosso brillante della parte superiore dell’occhio, il corpo invece presenta una colorazione argentata mentre la pinna caudale è nera nella parte superiore e tende a diventare trasparente nella parte terminale.

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Per quanto riguarda l’alimentazione questo particolare pesce, essendo onnivoro, non presenta particolari esigenze, potete nutrirlo sia con cibo secco che con cibo vivo, chiaramente è sempre meglio somministrare un po’ dell’uno e un po’ dell’altro per arricchire sempre di più la sua dieta. Potete quindi provare qualsiasi cibo secco come, un mix per pesci tropicali a base di spirulina, larve secche di zanzara rossa, che si trovano in qualsiasi negozio di acquariologia o nei supermercati, per il vivo invece potete somministrare chironomus, anche surgelato. Il range di temperatura ideale è tra i 22-26 gradi e le esigenze in vasca non sono molte, l’essenziale è che abbia parecchio spazio libero per nuotare soprattutto nella zona medio-bassa della vasca, amano nascondersi tra le piante ma si accontentano anche di una non folta vegetazione, ovviamente qualche pianta deve comunque essere presente in vasca, ma non sarà un problema dato che questi pesci non danneggeranno le vostre piante in alcun modo.

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Per capire il dimorfismo sessuale dovremmo trovarci davanti ad esemplari adulti, perché l’unica lieve differenza è che la femmina ha un corpo più tondeggiante del maschio. In ogni caso tentare la riproduzione non sarà un grande problema dato che allevandoli in gruppo avremo sicuramente la formazione di almeno una coppia. Quando la coppia si forma provate a metterla in una vasca a parte, attendendo la deposizione delle uova. Dopo la deposizione sarà nostra premura rimuovere i genitori dalla vasca per evitare che si cibino delle uova. La schiusa avviene dopo due giorni massimo, per i quattro giorni successivi gli avannotti si ciberanno del loro sacco vitellino, terminato questo breve periodo potete somministrare loro qualsiasi cibo per avannotti, in polvere o liquido.
Concentriamoci ora sul hyphessobrycon callistus. Questo esemplare, in natura, proviene dal Paraguay, in sud America, e fa parte della famiglia dei caracidi. Vive in gruppo ed è molto vivace ma pacifico, tanto che se inserito in vasca con caracidi differenti, tende a formare un unico gruppo con i coinquilini. Il corpo è molto appiattito ai fianchi, di solito presentano una colorazione rosso intensa, ma tutto dipende dal tipo di alimentazione, di intensità di luce, per cui la tonalità può essere più chiara quasi sul rosa, il corpo presenta una macchiolina nera nella parte centro-superiore, la pinna dorsale è quasi completamente nera, mentre quella anale presenta una bordatura nera e la parte restante rosa o trasparente, la bocca molto piccola.

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Questi pesci che catturano sicuramente per il loro colore e la loro forma graziosa rimangono abbastanza piccoli, sui 4/5 centimetri circa. Parlando dell’alimentazione anche questo caracide è onnivoro, per cui come abbiamo visto per il sanctaefilomenae, potremmo somministrargli una vasta scelta di mangimi. Anche la temperatura va dai 23/26 gradi, ma a differenza degli esemplari descritti in precedenza, richiede una ricca vegetazione lasciando comunque il giusto spazio nella zona medio-bassa dell’acquario. Problematico sarà individuarne le differenze di sesso, in quanto queste sono poco accentuate e si notano solo per il colore più luminoso nel maschio, e per il corpo leggermente più tondeggiante nella femmina.

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La riproduzione non è particolarmente difficile ma è importante tenere presente che le uova di questo pesce sono fotosensibili, per cui dovremmo porle all’interno di una vasca, anche molto piccola di circa 15 litri, che sia poco illuminata, chiaramente vale anche per il tetra serpae che i genitori debbano essere spostati dalla vasca dopo la deposizione.
Veniamo ora ad uno dei pesci considerati senz’altro, come i più eleganti e sinuosi, il pterophyllum scalare.

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Lo scalare fa parte della famiglia dei ciclidi e in natura lo troviamo nel Rio delle Amazzoni. Indubbiamente la sua particolarità è la forma romboidale e gli eleganti filamenti inferiori, la pinna dorsale e anale sono lunghe e dritte, la colorazione è molto varia soprattutto in cattività, l’esemplare che allevo per esempio, ha un colore argentato con lievi sfumature dorate e delle macchiette nere, ma in negozio si trovano infinite varianti. Sono pesci che possono raggiungere gli 11/15 centimetri, in natura però raggiungono dimensioni maggiori. Lo scalare è un pesce abbastanza pacifico ma come ho detto precedentemente non deve essere inserito con pesci piccoli o con pesci molto territoriali come i barbus o alcuni ciclidi.

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Chiaramente è sempre meglio porre in acquario esemplari che condividono geograficamente la stessa zona o quasi, per mantenere una parvenza di naturalità e per mettere a proprio agio i nostri pesci. Il set up più giusto per il nostro pterophyllum è una piantumazione molto ricca soprattutto ai lati della vasca e con l’aggiunta di alcuni legni per riprodurre il suo ambiente naturale, lasciando libera la parte centro-superiore. E’ importante non porre in vasca piante galleggianti non gradite dal nostro scalare, dato che ama stare a pelo dell’acqua. Accertiamoci inoltre che il filtraggio sia buono ma che la corrente non sia troppo forte, e soprattutto occorre effettuare spesso cambi d’acqua parziali di circa il 15% .

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Per quanto riguarda l’alimentazione anche in questo caso non dobbiamo preoccuparci, lo scalare si può nutrire sia con cibo vivo che con cibo secco in scaglie. La temperatura va dai 24 ai 29 gradi. Il dimorfismo sessuale in questi esemplari è abbastanza evidente soprattutto per un occhio esperto, la femmina presenta un corpo più tondeggiante con la papilla genitale arrotondata, il maschio invece presenta la papilla più appuntita. Per la riproduzione è necessario tenere presente alcuni punti. In primis in acquario bisogna mettere più esemplari e attendere che si formi la coppia, a quel punto però è necessario rimuovere definitivamente gli altri esemplari in quanto questa diventerà molto aggressiva con i suoi simili, fino a generare vere e proprie lotte. Nel momento in cui si forma ,la femmina deposita le uova in superficie, sulle piante o sul vetro dell’acquario, e da quel momento i genitori si occuperanno della crescita degli avannotti, anche se questo istinto di protezione e cura dei figli si è molto affievolito con la riproduzione e l’allevamento in cattività.

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Queste sono le condizioni di base per un buon allevamento di questi tre esemplari che a mio parere e per esperienza diretta convivono benissimo, provenendo più o meno dalla stessa zona e avendo in comune esigenze di temperatura di cibo e di vegetazione.

Claudia Lodispoto

 
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