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icoAlcuni aspetti determinanti nell’allevamento dei Ciclidi del Malawi: temperamento, adattamento e comportamento riproduttivo di alcuni ciclidi africani. A cura di Claudia Gaia.

 

 

 

Ho iniziato la mia esperienza con i ciclidi africani esattamente tre anni fa, allestendo un biotopo Malawi da 200 litri con filtro esterno, arredato con quarzo bianco e roccia.

Gli ospiti erano circa trenta nimbochromis venustus di un mese di età (lunghi poco più che un centimetro), 5 sciaenochromis fryeri maschi di circa 1,5 mesi e 4 aulonocara o.b. due maschi e due femmine della stessa età e 5 labidochromis caeruleus di un mese (che si sono poi rivelati essere 2 maschi e 3 femmine).

Nel corso dei primi sei mesi, per ovvie ragioni di spazio, ho “selezionato “ alcuni esemplari di ciascuna specie, trasferendo gli altri in altre vasche, e ho interamente eliminato gli sciaenochromis fryeri, perché a mio avviso, sofferenti.

La loro sofferenza si palesava da un visibile arresto della crescita rispetto al ritmo sostenuto fino a quel momento, associata ad un cambiamento del loro comportamento territoriale: fin dall’inserimento nella vasca, ciascuno di loro aveva prescelto una tana ed era solito difendere lo spazio acquatico immediatamente antistante, assumendo una colorazione più accesa associata alla comparsa di barre più scure, ma improvvisamente, sono stati soprafatti dalle altre specie, che hanno iniziato a pretendere di invadere i loro spazi in numero sempre maggiore.

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I poveri Fryeri sono quindi stati “sfrattati” e costretti alla scelta di altre tane.

Ho potuto associare con chiarezza tale cambiamento ad una remissività nel comportamento e ad una totale assenza di quell’istinto territoriale che li aveva fino ad allora contraddistinti.
Conseguentemente a questo fatto le loro livree si sono fatte meno cangianti ed il loro comportamento si è ridotto a continui evita menti degli altri ospiti.

Nella foto qui sotto è evidente la variazione dell’intensità del colore.

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Anche la voracità con la quale fino a quel momento si erano alimentati è andata sciamando, per lasciare il posto ad un lento brulicare sul fondo, alla ricerca di sostanziali avanzi.
Tutto questo nonostante la qualità e la varietà della loro alimentazione (krill, spirulina, dadini di artemia..).

Quanto sopra ha condotto ad un arresto della loro crescita, che si è fermata per oltre un mese a 9-10 cm, ragion per cui li ho trasferiti in un’altra vasca.

Alla remissione comportamentale e all’eliminazione degli Sciaenochromis è seguito un fenomeno sostanzialemente “complementare” ovvero un visibile aumento di crescita e territorialità dei Labidochromis caeruleus che si sono piacevolmente organizzati in una piccola colonia costituita da tre femmine e due maschi, uno dei quali ha precocemente mostrato segni di maturità sessuale (comparsa, inspessimento e netta demarcazione della linea nera sulla pinna anale), aumento di dimensioni e comportamento esibito rio nei confronti delle femmine.

Il maschio restante ha invece mantenuto caratteristiche più femminili, con dimensioni minori, colore meno sgargiante e minor definizione delle sopracitate linee.
Ho così potuto osservare che una prima femmina aveva “il gozzo” sotto la bocca, segno evidente che erano presenti le uova, pochi giorni dopo ho potuto osservare lo stesso fenomeno in un’altra femmina.

Nella foto qui sotto potete ammirare ciò che vi sto descrivendo.

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Inutile dire che nelle due settimane successive ho potuto assistere a continui “frullìi” del maschio che con comportamento tipico relegava il resto degli abitanti della vasca in un angolino, per poi procedere alla fecondazione delle uova, alternativamente dell’una e dell’altra femmina.

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Nella foto qui sopra il maschio (purtroppo non in primo piano) tenta di attirare la femmina verso il fondo, dove inizierà a far frullare la pinna anale.

Tale comportamento ha inizio con il maschio che si adopera a scavare una sorta di tana in prossimità di una pietra, tale operazione si ripete più volte durante il giorno e da origine talvolta a veri e propri cumuletti e dune.

Successivamente attrae la femmina inarcando la schiena in un nuoto circolare dove la pinna anale, contrassegnata da appositi ocelli, rasenta il ghiaino di fondo, in un tremolio continuato.

Tale operazione ha lo scopo di confondere la femmina, che alla vista degli ocelli posti sulla pinna anale (macchie tondeggianti che vengono scambiate per uova), altro non fa se non appropinquarsi ad esse con lo scopo di riprenderle in bocca, convinta che siano uova perse.

E’ in questo momento che il maschio libera lo sperma, cogliendo la femmina con la bocca aperta.

Tale operazione consente una fecondazione orale delle uova, che a questo punto non devono far altro che “maturare” fino a divenire avannotti.

Tale fase avviene interamente all’interno della bocca della femmina, che procede pazientemente a smuovere e arieggiare le uova con tipici movimenti della bocca (simili alla masticazione) e col passare dei giorni si nota un aumento di dimensioni del gozzo posto sotto la gola.

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Altra immagine del “gozzo” della femmina.

In natura tale fase si concluderebbe con l’espulsione degli avannotti lontano da minacce dirette, ma in acquario questo non può avvenire, perché non vi sono gli spazi necessari ad evitare il resto degli abitanti della vasca.

Tipico di questa specie è quindi il mantenere gli avannotti in bocca “a oltranza”, appunto con l’obiettivo di tutelarli quanto più possibile.

In questo lasso di tempo, della durata di circa tre settimane, la femmina è impossibilitata ad alimentarsi, proprio perché ha la bocca impegnata, ragion per cui spesso si debilita in maniera irreversibile, finendo per morire o per essere così vulnerabile da essere facilmente attaccata da altri.

E’ qui che si rende necessario l’intervento dell’acquariofilo che,prima che questo avvenga, provvede a far espellere le uova alla femmina , trasferendola in un contenitore con poca acqua e tenendole aperta la bocca per causare la fuoriuscita della prole.

Chiaramente tale operazione dovrebbe essere compiuta con la massima attenzione e delicatezza di modo da non ferire il pesce, e soprattutto avendo la cautela di svuotare interamente la bocca, perché anche la permanenza di un solo avannotto potrebbe causare quanto sopra descritto.

Quel che ritengo interessante raccontare è la variazione del comportamento successivamente all’espulsione delle uova: la femmina viene reinserita in vasca, dove tende immediatamente ad isolarsi.
Lo stile natatorio spesso è dondolante e rallentato, in risposta al trauma della cattura e della “manovra” umana per farle espellere le uova.
Il maschio tende ad attaccarla, e anche i pesci delle altre specie nel venderla ciondolante tengono una linea aggressiva, talvolta letale.

Solo il giorno dopo la femmina riprenderà il comportamento sociale usuale, riunendosi alla colonia dei pesci della sua specie, e rioccupando le stesse tane. Riprenderà inoltre, timidamente, a mangiare.

Ci tengo a specificare che il Labidochromis Caeruleus sia uno dei pesci più tenaci nel trattenere le uova in bocca, al contrario di altre specie come ad esempio gli Aulonocara che, al momento della cattura, istintivamente sputano fuori le uova.

Durante la mia prima esperienza di “parto” di una femmina di Caeruleus ho peraltro fatto un errore di calcolo temporale, vedendo così fuoriuscire piccoli avannotti ben formati ma ancora muniti di sacco vitellino non ancora riassorbito.

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In questi casi, l’unica cautela da tenere, è semplicemente non alimentare gli avannotti finché il sacco non è completamente sparito.

E’ da precisare che qualsiasi nascita “prematura” presenti dei rischi per la sopravvivenza della prole, è quindi bene attendere circa 16-18 giorni da che si possa notare l’insorgenza del gozzo prima di procedere a manovre espulsive.

Lo stile natatorio dei piccoli avannotti, “zavorrati” dal sacco vitellino, sarà chiaramente limitato a piccoli balzi, a cui seguono rapidi “atterraggi” sul fondo della sala parto o del box in rete, assolutamente normali, non sarà raro osservare anche piccoli adagiati su un lato.

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Nel mio caso, nel giro di 5 giorni il sacco si era totalmente riassorbito, e gli avannotti nuotavano liberamente.

E’ difficile descrivere a parole il nuoto allegro e sostenuto di questi piccoli avannotti, il loro tipico stile “scattoso”, col quale da adulti percorrono “in un nanosecondo” l’intera lunghezza della vasca.
Dal loro comportamento, dalla loro vitalità e velocità nonché dal loro ritmo di crescita si potranno distinguere in breve tempo i maschi dalle femmine e coloro che saranno dominanti da coloro che tenderanno ad essere gregari.

Ad oggi, nella mia vasca Malawi “principale” ho lasciato solo una coppia consolidata di Labidochromis Caeruleus, che continua a riproporre stabilmente i comportamenti sopradescritti e ad originare numerosi e deliziosi avannotti.

Per quanto riguarda il nimbochromis venustus, ho potuto osservare un comportamento gruppale forte e coeso, che ha autoprodotto l’affermarsi di un unico dominante, attorniato da 2-3 maschi antagonisti, con i quali scoppiano violente lotte.

Anche in questo caso alla gerarchia corrisponde uno scarto di dimensione e una differenza di livrea, il machio dominante ha manifestato nel giro di 8-9 mesi, caratteri sessuali tipici, mostra quindi una livrea “da adulto” , rispetto agli altri e ha dimensioni notevolmente maggiori (circa 2 cm in più).

Nella foto qui sotto si può notare la precocità con cui il maschio dominante ha manifestato le caratteristiche sopradescritte; da notare il confronto con gli altri maschi.

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E’ l’unico ad avere una tana fissa, che difende strenuamente, attuando un comportamento deterrente: rapide nuotate dove schizza come un proiettile diretto verso il resto del branco, si arresta con una sorta di “frenata” che attua a pochi centimetri dagli altri ospiti che spaventati restano immobili e termina con una virata compiuta tenendo ben dritte le pinne.

Un comportamento differente è invece riservato ad eventuali tentativi di attacco da parte dei giovani antagonisti: il giovane si avvicina troppo alla tana del dominante che schizza fuori “agganciando” l’avversario con la bocca in una sorta di bacio, movimentato da diversi strattoni.

Oppure il dominante si arresta prima di agganciare l’avversario in attesa che questo indietreggi, o scappi, se questo non avviene il dominante sale lentamente verso la superficie, collocandosi leggermente più in alto dell’avversario, al quale sembrerebbe venir data un’altra chance di ritirarsi. Se questo non avviene, anche l’antagonista inizia a salire verso la superficie, ponendosi alla stessa altezza dell’avversario, l’epilogo consta nel già descritto agganciarsi con le bocche che però avviene quanto più vicino possibile alla superficie, ragion per cui ho dovuto munire la vasca di una rete che impedisca ai pesci di saltare fuori soprattutto durante le zuffe.

Il comportamento delle femmine è invece remissivo e pacifico, e unitamente ai maschi gregari costituiscono un gruppetto inseparabile, soprattutto durante le ore di “sonno”, dove si adagiano sul fondo l’uno accanto all’altro tutti insieme, anche fuori dalle tane, ma sempre nello stesso angolo di vasca.
Attualmente in vasca ci sono 12 nimbochromis venustus.

Il comportamento riproduttivo è molto simile a quello el Labidochromis Caeruleus ma i Nimbochromis non sono soliti compiere scavi.

Per quanto riguarda gli Aulonocara O.B. ad oggi solo due sono sopravvissuti ai contrasti con i nimbochromis, restano un maschio stupendo e una femmina molto piccola che ad ogni ovo deposizione mette le uova in bocca e si isola, lontano dal maschio, finendo per restare tutto il giorno nascosta, (spesso dietro il tubo del pescaggio del filtro). Il maschio nuota per la vasca in sua ricerca e appena la avvista apre le pinne in modo esibitorio e inizia a “frullare” nuotandole intorno a gran velocità. Nonostante i suoi ripetuti tentativi la femmina si da presto alla fuga, nascondendosi dove capita e soprattutto dove lui, vista la dimensione, non può raggiungerla.

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In questi anni ho dedotto che non ci sia proprio compatibilità fra i due…

Nella foto qui sopra, si vede in primo piano il maschio quando aveva circa 7 mesi, e nell’angolo a sinistra il codino della femmina.

Una cosa vorrei aggiungere, i ciclidi sono pesci fantastici, e presentano un comportamento adattivo unico..la loro organizzazione in gruppo è gerarchizzata ed evidente, ed è risultato di una lunga evoluzione.

Il loro comportamento è chiaro e conoscibile, a differenza di quello dei comuni pesci di comunità che attuano comportamenti quasi sempre casuali (poecilidi), al di fuori delle brevi parate riproduttive o di qualche scaramuccia.

Se l’acquariofilo è realmente attento e appassionato può arrivare a riconoscere con certezza singoli esemplari anche all’interno di un gruppo abbastanza numeroso, solo osservando il loro comportamento in difesa del proprio territorio o della propria femmina, oltre che per eventuali segni nella livrea, come cicatrici o anche semplici variazioni di colore.

Per loro natura , i ciclidi africani sono diffidenti e timorosi nei confronti dell’’uomo e mal sopportano anche le normali procedure settimanali di pulizia della vasca (sifonatura e cambio acqua), alle quali seguono ore intere dove restano nascosti.

L’eventuale spostamento di pietre e la ricostituzione di tane è ugualmente destabilizzante e conduce i pesci ad un nuovo riadattamento e ad una nuova spartizione degli spazi della vasca.

Il rapporto di fiducia si instaura prevalentemente con la persona che li alimenta (come un po’ in tutti gli animali in cattività), e al pari di altri animali consolidano delle risposte condizionate, come il salire in superficie alla vista della confezione del mangime, oppure conseguentemente all’accensione mattutina delle luci, alla quale consegue il primo pasto della giornata.

Buon Malawi a tutti.
Claudia Gaia

 
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